Orientamento scolastico e 30 ore: piano dell'orientamento, docente tutor ed e-portfolio
Cosa prevedono le Linee guida per l'orientamento: i moduli di almeno 30 ore in ogni classe, il docente tutor e l'orientatore, l'E-Portfolio e la Piattaforma Unica, e come si documentano le ore.
Il primo Consiglio di classe di ottobre, in una terza di un istituto tecnico: sul tavolo il registro elettronico aperto e la bozza del PTOF da aggiornare. Un collega chiede dove si verbalizzano le attività di orientamento, un altro risponde che le trenta ore le fa il tutor. Nessuna delle due risposte è sbagliata, e nessuna delle due è completa. Dal 2023 il triennio finale ha un monte ore curricolare dedicato all'orientamento, un docente tutor per gruppi di studenti, un docente orientatore di istituto e un E-Portfolio da compilare studente per studente. Chi tiene separati i quattro pezzi — ore, progettazione, figure, strumenti — arriva a giugno con una documentazione incompleta e con la sensazione di aver aggiunto burocrazia invece di orientamento. Qui trovi il quadro normativo e, soprattutto, cosa cambia nell'organizzazione della scuola e nel lavoro del Consiglio di classe.
Cosa prevede il D.M. 328/2022 e da quando si applica
La fonte è una sola: il decreto ministeriale 22 dicembre 2022, n. 328, che adotta le Linee guida per l'orientamento nell'ambito della riforma 1.4 «Riforma del sistema di orientamento» della Missione 4, Componente 1 del PNRR. Le Linee guida sono un documento numerato per punti, e sono quelle che le scuole citano nei verbali: conviene leggerle nell'originale, perché molti riassunti che circolano anticipano o arrotondano le scadenze.
Il punto 7 fissa l'avvio: i moduli di orientamento sono previsti a partire dall'anno scolastico 2023-2024. Non è una sperimentazione riservata ad alcune scuole, né una misura legata a un finanziamento che si esaurisce: è la struttura ordinaria dell'orientamento nella scuola secondaria, e per questo si ritrova identica nelle indicazioni che il Ministero invia alle scuole a inizio anno.
Le figure hanno invece una data di partenza diversa. Il docente tutor e il docente orientatore sono attivi dall'anno scolastico 2023-2024, con priorità per le classi del secondo biennio e dell'ultimo anno della secondaria di secondo grado: un equivoco frequente legge quella priorità come un'esclusione degli altri ordini di scuola, mentre riguarda solo l'ordine di avvio.
Un'ultima nota di contesto: le Linee guida dicono che l'orientamento è responsabilità di tutti gli ordini e gradi di scuola e che inizia dalla scuola dell'infanzia e primaria. La secondaria è il luogo dove la riforma diventa monte ore e figure, non il luogo dove l'orientamento comincia.
Quante ore e in quali classi: primo grado, primo biennio e triennio
Il punto 7.1 riguarda la scuola secondaria di primo grado: le scuole attivano, dall'anno scolastico 2023-2024, moduli di orientamento formativo di almeno 30 ore, anche extra curriculari, per anno scolastico, in tutte le classi.
Il punto 7.2 riguarda la scuola secondaria di secondo grado e distingue due situazioni. Nelle classi prime e seconde si attivano moduli di orientamento formativo di almeno 30 ore, anche extra curricolari, per anno scolastico. Nelle classi terze, quarte e quinte i moduli sono curriculari e di almeno 30 ore per anno scolastico. La differenza non è formale: nel primo biennio la scuola può collocare le attività fuori dall'orario delle lezioni, nel triennio le ore stanno dentro il curricolo e quindi dentro l'orario di servizio dei docenti.
Il punto 7.3 aggiunge che, per la migliore efficacia dei percorsi, i moduli curriculari del terzo, quarto e quinto anno sono integrati con i percorsi per le competenze trasversali e per l'orientamento. È il passaggio che nelle scuole genera più domande, perché tocca due monte ore diversi; ci torniamo più avanti con i numeri.
Sul come, le indicazioni operative annuali del Ministero sono esplicite: i moduli possono essere svolti lungo l'intero anno scolastico, senza ore settimanali prestabilite, usando gli strumenti di flessibilità dell'autonomia scolastica. Non esiste un'ora di orientamento da mettere in orario il martedì alle undici: esiste un monte ore da progettare e documentare.
Gli obiettivi da perseguire sono quattro: conoscenza di sé; conoscenza del contesto sociale, culturale ed economico di riferimento; conoscenza del contesto formativo e occupazionale; sviluppo delle competenze necessarie per elaborare un progetto di vita e sostenere le relative scelte. Una gita o un incontro con un professionista non sono moduli in quanto tali: lo diventano se servono uno di questi obiettivi, e se il nesso è scritto nella progettazione.
Il piano dell'orientamento: chi progetta i moduli e dove si scrivono
Il termine «piano dell'orientamento» non indica un documento separato da produrre in aggiunta al resto. Le indicazioni ministeriali sono chiare sulla sede: compete al Collegio dei docenti la progettazione dei moduli di orientamento, da inserire all'interno del curricolo della scuola e da esplicitare nel Piano triennale dell'offerta formativa, in fase di aggiornamento annuale del documento. Per questo esiste una sezione dedicata all'interno della piattaforma PTOF in ambiente SIDI.
Il piano dell'orientamento è quindi la parte del PTOF che descrive moduli, ore, classi coinvolte e responsabili. Se è compilata con formule generiche, la conseguenza non è una sanzione: è che a giugno nessuno sa ricostruire cosa è stato fatto.
C'è un secondo vincolo, spesso ignorato, che riguarda il metodo e non la forma. L'individuazione dei moduli deve coinvolgere tutti i docenti del singolo Consiglio di classe, o di più Consigli di classe per progetti aperti a più classi; ed è opportuno che la realizzazione coinvolga il maggior numero possibile di docenti. La ragione è dichiarata: l'orientamento non deve essere delegato ai docenti tutor o al docente orientatore, ove nominati. I tutor hanno una formazione specifica e possono dare un apporto significativo nella progettazione, ma sempre in raccordo con il Collegio dei docenti.
La nomina dei docenti tutor e del docente orientatore resta del dirigente scolastico, nel rispetto delle prerogative degli organi collegiali. Il passaggio che genera più attrito non è la nomina: è la definizione dei criteri con cui si distribuiscono i gruppi di studenti tra i tutor.
Il docente tutor: due compiti, non un ruolo di consulenza generica
Il punto 8.3 delle Linee guida descrive il lavoro. Ogni istituzione scolastica individua i docenti di classe delle scuole secondarie di primo e secondo grado chiamati a svolgere la funzione di tutor di gruppi di studenti, in un dialogo costante con lo studente, la sua famiglia e i colleghi.
Le attività sono due. La prima: aiutare ogni studente a rivedere le parti fondamentali del proprio E-Portfolio — il percorso di studi compiuti, anche attraverso attività che ne documentino la personalizzazione; lo sviluppo documentato delle competenze in prospettiva del progetto di vita, dove trovano collocazione anche le competenze dei percorsi per le competenze trasversali e per l'orientamento; le riflessioni in chiave valutativa, auto-valutativa e orientativa; la scelta di almeno un prodotto riconosciuto criticamente in ciascun anno scolastico come il proprio capolavoro.
La seconda: costituirsi consigliere delle famiglie nei momenti di scelta dei percorsi formativi o delle prospettive professionali, anche alla luce dei dati territoriali e nazionali e delle informazioni contenute nella piattaforma digitale unica per l'orientamento, avvalendosi eventualmente del supporto dell'orientatore.
Da qui due conseguenze operative: il tutor lavora su un gruppo, non su un singolo studente — le indicazioni del 2023 suggerivano raggruppamenti da 30 a 50 studenti — e il colloquio con la famiglia non è un extra, è una delle due attività previste, da documentare come tale.
Le indicazioni del 2023 fissano anche i requisiti preferenziali per chi assume l'incarico: servizio a tempo indeterminato con almeno cinque anni di anzianità, aver già svolto compiti riconducibili alla funzione e aver dichiarato la disponibilità ad assumerla per almeno un triennio. La selezione è su base volontaria, con formazione propedeutica alla nomina.
Il docente orientatore: i dati che la scuola non produce da sola
Il docente orientatore ha un compito diverso dal tutor, e confonderli rende inutili entrambe le figure. Il punto 10.2 delle Linee guida lo descrive come la figura che ogni istituzione scolastica individua per gestire i dati forniti dal Ministero: raffinarli e integrarli con quelli raccolti nelle diverse realtà economiche territoriali, per metterli a disposizione dei docenti tutor, delle famiglie e degli studenti, anche nell'ottica di agevolare la prosecuzione degli studi o l'ingresso nel lavoro.
La differenza di ruolo si riassume così: il tutor lavora con gli studenti e le famiglie, l'orientatore lavora sui dati di contesto che gli studenti e le famiglie non hanno. È la figura che sa quante classi quinte di quell'istituto proseguono negli ITS Academy e quante si iscrivono all'università, e quali settori assumono nel territorio. Senza questo livello, il colloquio del tutor con la famiglia resta un confronto di impressioni.
Le indicazioni del 2023 precisavano anche un criterio di garanzia: deve essere garantita la presenza di un orientatore in ciascuna istituzione scolastica. Non è quindi una figura che si aggiunge solo nelle scuole grandi.
Entrambe le figure nascono con un monte ore e un riconoscimento economico definiti dalla contrattazione integrativa di istituto: non sono incarichi simbolici, perché il lavoro richiesto — portfolio per studente, colloqui con le famiglie, dati territoriali da aggiornare — si misura in giornate.
L'E-Portfolio: quattro sezioni e il capolavoro
L'E-Portfolio è lo strumento che dà sostanza alle ore ed è previsto per le scuole secondarie di primo e di secondo grado. Il punto 8.1 delle Linee guida ne fissa la funzione: il contenuto di ciascun modulo di almeno 30 ore è costituito dagli apprendimenti personalizzati, evidenziati dalla compilazione, in dialogo con lo studente, di un portfolio digitale che integra in un quadro unitario il percorso scolastico.
Le sezioni sono quattro. Il percorso di studi, con le informazioni sul profilo scolastico presenti nel sistema informativo del Ministero. Lo sviluppo delle competenze, con le competenze maturate in ambito scolastico ed extrascolastico e quelle certificate. Il capolavoro, in cui lo studente carica, per ogni anno scolastico, almeno un prodotto di qualsiasi tipologia, realizzato in ambito scolastico o extrascolastico, individualmente o in gruppo, da lui riconosciuto criticamente come il proprio capolavoro. L'autovalutazione, in cui — a partire dal terzo anno della scuola secondaria di primo grado — lo studente esprime le proprie riflessioni in chiave valutativa, auto-valutativa e orientativa e autovaluta il livello di sviluppo raggiunto con riferimento alle otto competenze chiave europee.
La sezione del capolavoro richiede più tempo didattico di quanto si pensi: un prodotto per anno, scelto criticamente dallo studente, presuppone il momento in cui quello studente rivede ciò che ha fatto e decide cosa lo rappresenta. Non è un caricamento da fare a maggio.
Completa la struttura una sezione che raccoglie tre documenti con funzione orientativa: la certificazione delle competenze, rilasciata al termine del primo ciclo e in assolvimento dell'obbligo di istruzione; il consiglio di orientamento, elaborato dal Consiglio di classe per il passaggio al secondo ciclo; il curriculum dello studente, allegato al diploma. La certificazione può essere rilasciata, a richiesta, anche al termine del primo anno della secondaria di secondo grado: nelle classi prime e seconde è uno strumento di riorientamento, per chi ha sbagliato indirizzo.
La Piattaforma Unica e le abilitazioni che dipendono dalla segreteria
Piattaforma Unica ed E-Portfolio sono i due strumenti digitali introdotti dalle Linee guida, e il primo contiene il secondo. Unica è realizzata dal Ministero ai sensi dell'articolo 21, comma 4-ter, del decreto-legge 22 giugno 2023, n. 75, convertito con modificazioni dalla legge 10 agosto 2023, n. 112, e la sua finalità è mettere a disposizione di famiglie e studenti un punto di accesso unico per i servizi dedicati a orientamento, offerta formativa e iscrizioni.
C'è un dettaglio amministrativo che determina se la piattaforma funziona davvero o resta inutilizzata. Per consentire l'utilizzo dei servizi, le segreterie scolastiche devono abilitare, con le funzionalità dedicate sul portale SIDI, gli studenti, il personale della scuola — docenti e amministrativi — e le famiglie, oltre ai docenti tutor e ai docenti orientatori. L'abilitazione non è automatica e non dipende dal singolo docente.
Nelle indicazioni per l'anno scolastico 2025/2026 il Ministero ha precisato che le procedure di abilitazione degli utenti sono rimaste invariate rispetto all'anno precedente. Se una classe non accede all'E-Portfolio, la domanda da fare non è al collega di informatica: è alla segreteria, verificando sul SIDI quali utenti risultano abilitati.
Come si documentano le ore e cosa succede a fine anno
La documentazione delle ore non è un adempimento finale: è il modo in cui le ore esistono. Le attività e le ore svolte dagli studenti nell'ambito dei moduli di orientamento formativo vengono documentate tramite apposite funzioni nel SIDI, oppure con l'invio di uno specifico flusso da pacchetti locali di fornitori certificati, e da lì trasferite, per ogni singolo studente, all'interno dell'E-Portfolio.
Il secondo passaggio è il monitoraggio: al termine dell'anno scolastico è previsto un apposito monitoraggio delle attività documentate dalle istituzioni scolastiche nel sistema informativo. È il momento in cui la differenza tra un modulo progettato bene e uno con un titolo generico si vede nei numeri.
Da qui una prassi che conviene adottare: verbalizzare le attività di orientamento nel Consiglio di classe in cui si svolgono, non nella riunione di fine anno. La norma non impone quella sede: impone che le ore risultino documentate, e chi le ricostruisce a giugno ha già perso la traccia.
Moduli di orientamento e Formazione Scuola-Lavoro: due monte ore da non confondere
Nel triennio finale, i moduli curriculari di almeno 30 ore possono essere inseriti anche nelle attività di Formazione Scuola-Lavoro, la disciplina che ha sostituito i percorsi per le competenze trasversali e per l'orientamento. Le Linee guida parlano di integrazione, e la lettura frettolosa di quella parola produce un errore contabile frequente: considerare le stesse ore come orientamento e come formazione scuola-lavoro, incassando due volte lo stesso monte ore.
Le indicazioni ministeriali sono più prudenti di così. Tenendo conto del monte orario minimo stabilito dalla legge 30 dicembre 2018, n. 145 — 90 ore per i licei, 150 ore per gli istituti tecnici e 210 ore per gli istituti professionali — è opportuno non computare tutto il monte ore dei moduli di orientamento formativo in quello previsto per la Formazione Scuola-Lavoro. L'integrazione è prevista dalle Linee guida e le indicazioni annuali ammettono che i moduli siano inseriti anche nelle attività di Formazione Scuola-Lavoro. La precisazione di non computare tutto il monte ore è un'indicazione di prudenza, non una soglia fissata dalla norma: quante delle trenta ore entrano nel computo della formazione scuola-lavoro resta una scelta di progettazione della scuola.
C'è anche una ragione didattica: la formazione scuola-lavoro documenta l'esperienza in contesto produttivo o di servizio, mentre il modulo di orientamento serve a far riflettere lo studente su ciò che quell'esperienza gli ha detto di sé. È il secondo momento che finisce nell'E-Portfolio sotto forma di riflessione e di capolavoro.
Orientamento scuole superiori: consiglio orientativo, passaggio tra i cicli e orientamento in entrata
Nella scuola secondaria di primo grado è previsto che a ogni studente venga rilasciato un consiglio di orientamento finale sul percorso di formazione da intraprendere nel secondo ciclo. Dal 2024 quel documento ha un modello unico a livello nazionale, adottato con il decreto ministeriale 14 novembre 2024, n. 229, con lo scopo di indicare alle famiglie, in modo chiaro e pertinente rispetto al profilo complessivo dell'alunno, il percorso scolastico e formativo più congeniale al termine del primo ciclo, tenendo conto del percorso realizzato, degli interessi e delle competenze acquisite.
Due aspetti pratici. Il consiglio è espresso dal Consiglio di classe e rilasciato in tempi utili per le iscrizioni, dentro l'E-Portfolio. Ed è un'indicazione, non un'iscrizione: la scelta resta della famiglia, e il documento funziona solo se la scuola ha alimentato il portfolio durante l'anno — per questo il Ministero raccomanda di valorizzare l'E-Portfolio anche nelle trenta ore del primo grado.
Sul versante opposto, l'orientamento in entrata non è una giornata di open day. Le Linee guida collocano tra le attività di didattica orientativa i laboratori che nascono dall'incontro tra studenti di un ciclo inferiore e superiore, per esperienze di peer tutoring. È il modo più concreto per far vedere a un ragazzo di terza media come si lavora in laboratorio in un istituto tecnico. Molte scuole vi agganciano uno sportello di ascolto per studenti e famiglie: va inserito nella progettazione, altrimenti resta un'attività di un singolo docente fuori dal monte ore.
Dentro il triennio, inoltre, nelle trenta ore possono essere computate anche le attività svolte in modalità curriculare nei percorsi di orientamento promossi dalle istituzioni universitarie e AFAM, nell'ambito della misura PNRR per l'orientamento attivo nella transizione scuola-università. Sono percorsi che coinvolgono anche i docenti della secondaria, proprio perché le attività si pongano in continuità con l'orientamento fatto a scuola.
Errori da evitare nel primo Consiglio di classe
Il primo errore è delegare. Le indicazioni ministeriali lo dicono in modo esplicito: l'orientamento non deve essere delegato ai soli docenti tutor o al docente orientatore. Un Consiglio di classe che approva un piano senza sapere quali attività farà ciascun docente ha delegato, anche se sulla carta ha coinvolto tutti.
Il secondo errore è progettare per titoli. «Percorso di orientamento» scritto nel PTOF non è un modulo: un modulo ha un obiettivo tra i quattro previsti, una classe, un periodo, un numero di ore e un prodotto atteso dallo studente. Se nel PTOF non compaiono queste informazioni, il monitoraggio di fine anno non dirà nulla di utile.
Il terzo errore è documentare a giugno: la documentazione delle ore passa dal SIDI o dal flusso del gestionale e va alimentata durante l'anno.
Il quarto è l'aritmetica creativa sui monte ore, cioè computare l'intero modulo di orientamento dentro la Formazione Scuola-Lavoro.
Il quinto, il più banale, è non verificare le abilitazioni su Piattaforma Unica prima di assegnare un'attività che richiede l'accesso: quando a marzo una classe non riesce a caricare il capolavoro, il problema è in segreteria, non nella didattica.
Domande frequenti
Le 30 ore di orientamento si possono fare in orario extracurriculare? Nella scuola secondaria di primo grado e nelle prime due classi della secondaria di secondo grado sì: le Linee guida prevedono moduli anche extra curricolari. Nelle classi terze, quarte e quinte del secondo ciclo i moduli sono curriculari, quindi dentro l'orario delle lezioni.
Il docente tutor è previsto anche nelle classi prime e seconde? Le Linee guida individuano i docenti di classe delle scuole secondarie di primo e secondo grado come tutor di gruppi di studenti, senza escludere il primo biennio. Le indicazioni del 2023 avevano dato priorità, all'avvio, alle classi del secondo biennio e dell'ultimo anno. L'organizzazione concreta dipende dalla scuola.
Chi decide quali attività entrano nei moduli di orientamento? Il Collegio dei docenti progetta i moduli, li inserisce nel curricolo e li esplicita nel PTOF in fase di aggiornamento annuale. L'individuazione dei moduli deve coinvolgere tutti i docenti del Consiglio di classe o di più Consigli, e non va delegata ai tutor.
Il capolavoro è obbligatorio ogni anno? Sì: l'E-Portfolio prevede che lo studente carichi, per ogni anno scolastico, almeno un prodotto di qualsiasi tipologia, svolto individualmente o in gruppo, da lui riconosciuto criticamente come il proprio capolavoro.
Le ore di orientamento si possono conteggiare nella Formazione Scuola-Lavoro? In parte sì, nel triennio finale, ma le indicazioni ministeriali precisano che è opportuno non computare tutto il monte ore dei moduli in quello previsto per la Formazione Scuola-Lavoro, che resta di 90 ore nei licei, 150 negli istituti tecnici e 210 negli istituti professionali.
Il consiglio orientativo della terza media vincola la scelta della famiglia? No. Il documento, con il modello unico adottato dal Ministero, ha lo scopo di indicare alle famiglie il percorso più congeniale in base al profilo dello studente; la decisione sull'iscrizione resta della famiglia.
Chi vede l'E-Portfolio di uno studente? Lo studente, la sua famiglia e i docenti: tutti i docenti abilitati possono accedere alla visualizzazione dell'E-Portfolio degli alunni delle classi di riferimento. L'accesso dipende dalle abilitazioni gestite dalla segreteria sul portale SIDI.
La certificazione e l'autovalutazione dell'E-Portfolio poggiano sulla valutazione per competenze: per il quadro completo si veda Valutazione formativa e griglie di valutazione; per la costruzione e l'aggiornamento del curricolo di istituto, Educazione civica: normativa e programmazione delle ore.
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Admeto Verde — Ingegnere Industriale esperto in tecnologie e processi industriali, docente di ruolo in discipline tecniche, autore di guide pratiche su tecnologia e intelligenza artificiale per la scuola e le PMI italiane su NextGenTool.it.