Valutazione formativa e griglie di valutazione: guida pratica per docenti

Cosa dice la normativa sulla valutazione formativa, come si costruisce una griglia di valutazione e come si scrive una rubrica: esempi per primaria e secondaria.

Condividi
Tre docenti al lavoro su una griglia di valutazione attorno a un tavolo, in un'aula contemporanea con pareti di vetro
In aula, il momento in cui la valutazione diventa una decisione didattica: la griglia si legge con i descrittori davanti, non dopo il voto.

Tre scrutini, ventisei verifiche, un registro pieno di numeri. Alla fine del trimestre, quello che arriva a casa è un voto, e quello che resta in mano al docente è la domanda che nessun registro risolve: adesso che ho misurato, cosa dico a questo studente perché migliori davvero?

La valutazione formativa nasce esattamente lì. E non è una moda didattica: la finalità formativa è scritta nella norma. Nella pratica, però, resta spesso una dichiarazione di intenti: si valutano gli apprendimenti, si compila il registro, si arriva allo scrutinio, e la parte formativa resta sulla carta perché costa tempo e nessuno ha mai spiegato come si fa in concreto.

Questa guida mette in fila tre cose: cosa prescrive la norma, la differenza tra griglia e rubrica, e come si costruisce uno strumento usabile in classe senza moltiplicare il lavoro.

Valutazione formativa: cosa dice davvero la norma

La finalità formativa della valutazione non è un'interpretazione pedagogica: è scritta nell'articolo 1, comma 1, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62, che così recita:

La valutazione ha per oggetto il processo formativo e i risultati di apprendimento delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti delle istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione e formazione, ha finalità formativa ed educativa e concorre al miglioramento degli apprendimenti e al successo formativo degli stessi, documenta lo sviluppo dell'identità personale e promuove la autovalutazione di ciascuno in relazione alle acquisizioni di conoscenze, abilità e competenze.

Tre cose, in quella frase, non sono decorative.

La prima: l'oggetto della valutazione è il processo formativo e i risultati. Non solo il risultato.

La seconda: la valutazione concorre al miglioramento. Se non produce un'azione didattica successiva, la sua funzione formativa resta sulla carta.

La terza: promuove l'autovalutazione di ciascuno. Uno strumento di valutazione che non dice allo studente dove si trova e cosa gli manca non la soddisfa.

Lo stesso impianto è ripreso dall'ordinanza ministeriale 9 gennaio 2025, n. 3, che all'articolo 2, comma 1, riprende la formula quasi alla lettera.

Chi decide i criteri di valutazione

Qui c'è il passaggio che quasi sempre viene letto di fretta. L'articolo 1, comma 2, del D.Lgs. 62/2017 stabilisce che la valutazione

è effettuata dai docenti nell'esercizio della propria autonomia professionale, in conformità con i criteri e le modalità definiti dal collegio dei docenti e inseriti nel piano triennale dell'offerta formativa.

Due soggetti, due compiti distinti: il collegio dei docenti definisce i criteri e le modalità e li mette nel PTOF, il singolo docente valuta nell'esercizio della propria autonomia professionale dentro quella cornice.

La conseguenza pratica è immediata: una griglia non è uno strumento privato. Se non è coerente con i criteri deliberati in collegio, resta un documento personale e la coerenza tra classi parallele resta un auspicio. L'ordinanza 3/2025 lo ribadisce all'articolo 3, comma 6, aggiungendo che le istituzioni scolastiche, nell'ambito dell'autonomia didattica di cui all'articolo 4, comma 4, del D.P.R. 275/1999, elaborano i criteri declinando per ciascun anno di corso e per ogni disciplina la descrizione dei livelli di apprendimento.

La valutazione in itinere è libera nella forma: qui entra la griglia

Questo è il punto che apre lo spazio operativo, e sta nero su bianco nell'articolo 3, comma 5, dell'ordinanza 3/2025:

La valutazione in itinere resta espressa nelle forme che il docente ritiene opportune e che restituiscano agli alunni, in modo pienamente comprensibile, il livello di padronanza dei contenuti verificati, in conformità con i criteri e le modalità definiti dal Collegio dei docenti e inseriti nel Piano triennale dell'offerta formativa.

Tradotto: la valutazione periodica e finale ha una forma prescritta, quella in itinere no. La forma la scegli tu, con un vincolo preciso — deve essere comprensibile allo studente — e con la coerenza ai criteri del PTOF.

È lì che griglia e rubrica trovano posto. Non sono un obbligo, sono lo strumento con cui quella libertà di forma viene esercitata in modo tracciabile. Ed è una libertà ampia: nel D.Lgs. 62/2017 i termini «griglia» e «rubrica» non compaiono mai — la parola «formativa» compare otto volte, «autovalutazione» otto volte — perché la norma fissa le finalità e i criteri, non il formato del foglio.

Valutazione formativa e sommativa: la differenza che conta in classe

Valutazione formativa Valutazione sommativa
Quando durante il percorso, in itinere alla fine di un percorso o di un periodo
A cosa serve far capire dove si è e cosa fare dopo documentare il livello raggiunto
Chi la usa il docente e lo studente il consiglio di classe, la famiglia, l'istituzione
Forma libera, decisa dal docente (O.M. 3/2025, art. 3 comma 5) prescritta dalla norma
Esito un'azione didattica successiva una comunicazione formale

La differenza non sta nello strumento, sta nella direzione dell'informazione: la sommativa guarda indietro e dice quanto è stato appreso, la formativa guarda avanti e dice cosa fare per apprendere meglio. Si può fare valutazione formativa con una verifica tradizionale, se la restituzione è utile; e sommativa con una rubrica raffinata, se serve solo a decidere un voto.

Il punto debole più comune è che la stessa verifica viene usata come strumento sommativo e poi non viene mai restituita in forma comprensibile: lo studente vede un numero, non vede dove ha sbagliato e perché.

Griglia e rubrica: due strumenti diversi

Nel linguaggio scolastico i due termini si usano come sinonimi. Nella pratica didattica conviene tenerli distinti, perché fanno due lavori diversi.

Griglia di valutazione Rubrica di valutazione
Unità di analisi indicatori della prestazione, spesso con un peso dimensioni della competenza
Cosa produce un punteggio o un livello per indicatore una descrizione della qualità della prestazione
A cosa serve rendere omogenea la valutazione tra classi e docenti comunicare allo studente che cosa distingue una prestazione buona da una ottima
Limite tipico somma punti che non dicono nulla allo studente dettaglio che rende lenta la compilazione

La griglia risponde alla domanda «quanto vale questa prova, in modo comparabile?», la rubrica a «che cosa distingue questa prestazione da una migliore?». Uno strumento ben fatto usa le due cose insieme: la rubrica dà i descrittori, la griglia li aggancia ai livelli o ai voti.

Cosa è cambiato con la legge 150/2024 e l'ordinanza n. 3/2025

Se leggi guide più vecchie di un anno, trovi un impianto normativo che non vale più. La legge 1° ottobre 2024, n. 150, ha modificato gli articoli 2 e 6 del D.Lgs. 62/2017 e ha rinviato a un'ordinanza ministeriale le modalità applicative. Quell'ordinanza è la n. 3 del 9 gennaio 2025, registrata dalla Corte dei conti il 20 gennaio 2025 e trasmessa alle scuole con la nota protocollo 2867 del 23 gennaio 2025.

Cosa Prima Adesso
Valutazione nella scuola primaria giudizi descrittivi (O.M. 172/2020) giudizi sintetici (O.M. 3/2025)
Comportamento nella secondaria di I grado giudizio voto in decimi
Comportamento sotto la sufficienza — non ammissione alla classe successiva o all'esame

I giudizi sintetici previsti dall'articolo 3, comma 2, dell'ordinanza sono sei, in ordine decrescente: ottimo, distinto, buono, discreto, sufficiente, non sufficiente. Ogni scuola ne declina la descrizione per ciascun anno di corso e per ogni disciplina, sulla base dell'Allegato A all'ordinanza, e inserisce i criteri nel PTOF. La cornice descrittiva è quindi uniforme a livello nazionale: il margine di autonomia è nella declinazione, non nella scala.

Una nota che spiega il senso dell'impianto: nel parere n. 136 del 18 novembre 2024 il Consiglio superiore della pubblica istruzione aveva chiesto di rendere facoltativo l'Allegato A. La richiesta non è stata accolta, per garantire l'uniformità delle procedure valutative a livello territoriale: la direzione della riforma è la comparabilità tra scuole, non la libertà di ciascun istituto.

Sul comportamento nella secondaria di I grado, l'articolo 5 dell'ordinanza fissa un punto da avere chiaro prima dello scrutinio: il voto attribuito in sede di scrutinio finale «è riferito all'intero anno scolastico» e, sotto i sei decimi, il consiglio di classe delibera la non ammissione alla classe successiva o all'esame di Stato.

Come costruire una griglia di valutazione in sei passi

1. Parti dall'obiettivo di apprendimento, non dal voto. La griglia nasce dal traguardo che stai verificando, non dalla distribuzione dei voti che vorresti. Se l'obiettivo è «saper progettare una procedura di misura», gli indicatori riguardano la progettazione, non la calligrafia.

2. Scegli da tre a cinque indicatori. Sotto i tre è un voto mascherato; sopra i cinque non la compili più dopo la decima verifica.

3. Scrivi i descrittori con verbi osservabili. «Ha capito» non è osservabile. «Individua l'errore nel dimensionamento e ne indica la causa» lo è. Questo è il passaggio in cui una griglia diventa uno strumento di comunicazione, oltre che di misura.

4. Definisci i livelli e agganciali alla scala che devi usare. Se valuti nella scuola primaria, i livelli finiscono nei giudizi sintetici; nella secondaria di I grado, nei voti in decimi. La certificazione delle competenze è un documento distinto, con criteri propri (art. 9, D.Lgs. 62/2017). L'aggancio va scritto, altrimenti la griglia è un documento parallelo che non entra in nessun atto formale.

5. Provala su una prova già corretta. Prendi tre verifiche che hai già valutato senza griglia e riapplica i descrittori. Se due di quelle tre non rientrano in nessun livello, la griglia ha una lacuna, non ce l'hanno gli studenti.

6. Portala in collegio. I criteri e le modalità di valutazione sono definiti dal collegio dei docenti e inseriti nel PTOF (art. 1, comma 2, D.Lgs. 62/2017; art. 3, comma 6, O.M. 3/2025). Una griglia condivisa da una sola disciplina migliora una classe; condivisa in collegio, se i criteri sono chiari e applicati in modo coerente, rende confrontabili classi e anni di corso.

Esempio di griglia per una verifica scritta

Una griglia per una verifica di una disciplina tecnica, con quattro indicatori e quattro livelli. I pesi sono un esempio: la scala si decide in collegio.

Indicatore Avanzato (4) Intermedio (3) Base (2) Iniziale (1)
Padronanza dei concetti Li usa correttamente anche in situazioni non standard Li usa correttamente in situazioni note Li riconosce ma li applica con errori Li elenca senza applicarli
Applicazione della procedura Procedura corretta, passo e ordine giustificati Procedura corretta con imprecisioni minori Procedura parziale, esiti non verificati Procedura assente o non pertinente
Interpretazione del risultato Commenta il risultato e ne valuta la plausibilità Commenta il risultato Riporta il risultato senza commento Risultato assente o incoerente
Chiarezza espositiva Esposizione ordinata e uso corretto del lessico tecnico Esposizione ordinata, lessico impreciso Esposizione confusa in alcuni passaggi Esposizione non comprensibile

Il punteggio totale non è il voto: è un'informazione intermedia che diventa un giudizio o un voto secondo i criteri deliberati dalla scuola.

Esempio di griglia per un compito di realtà

Il compito di realtà valuta prestazioni complesse, e ha un problema ricorrente: si finisce per valutare il prodotto, ignorando il processo. Una griglia utile tiene separati i due piani.

Dimensione Descrizione del livello alto Descrizione del livello basso
Autonomia Definisce il piano di lavoro, chiede aiuto solo sui nodi reali Attende istruzioni a ogni passaggio
Uso delle risorse Seleziona fonti e strumenti pertinenti e li cita Usa la prima fonte trovata senza verificarne l'attendibilità
Collaborazione Distribuisce il lavoro, ascolta, riformula i disaccordi Produce in modo isolato o lascia fare agli altri
Prodotto Risponde al vincolo posto, con scelte motivate Formalmente completo ma fuori consegna o non motivato
Restituzione Espone scelte e limiti del lavoro in modo comprensibile Descrive le fasi senza spiegare le scelte

La dimensione che distingue davvero i livelli è l'ultima: nella restituzione lo studente mostra di sapere perché ha fatto quelle scelte.

Come si scrive una rubrica di valutazione

La rubrica si costruisce al contrario rispetto alla griglia: si parte dalla prestazione migliore e si scende.

  1. Descrivi la prestazione eccellente e quella insufficiente. Scrivi cosa fa esattamente lo studente che padroneggia la competenza, poi cosa manca a chi non la raggiunge: «non sa» non dice allo studente cosa fare.
  2. Compila i livelli intermedi come differenze tra i due estremi: cosa manca alla prestazione buona per essere eccellente, e cosa ha in più di quella iniziale.
  3. Usa un linguaggio che lo studente possa leggere e collega i livelli ai giudizi o ai voti, secondo i criteri del PTOF. Se il descrittore contiene «metacognizione» senza spiegarla, serve al docente per sentirsi preciso, non allo studente.

Gli errori che rendono una griglia inutile

  • Compilarla dopo. Una griglia compilata a posteriori sui voti già decisi non è una griglia, è una giustificazione. Il valore sta nel leggere la prova con gli indicatori davanti, non nel trascrivere un giudizio già formato.
  • Moltiplicare gli indicatori. Oltre cinque, il tempo di compilazione cresce e la costanza di applicazione crolla: la griglia diventa un esercizio di stile.
  • Usare aggettivi al posto dei descrittori. «Buono», «scarsa», «adeguato» senza un comportamento osservabile accanto non sono descrittori.
  • Non restituirla. La griglia che resta nel registro è sommativa: diventa formativa quando lo studente la legge e ne ricava il passo successivo. Vale la pena costruirne una versione per la classe, con i livelli e non solo i punti.
  • Ignorare i piani individualizzati. Per gli alunni con disabilità la valutazione è correlata agli obiettivi del PEI, per quelli con DSA tiene conto del PDP.

Autovalutazione e feedback formativo: le due parti che si dimenticano

La norma chiede due cose che nella pratica ricevono meno attenzione della griglia: che la valutazione promuova l'autovalutazione di ciascuno (art. 1, comma 1, D.Lgs. 62/2017 e art. 2, comma 1, O.M. 3/2025) e che le scuole adottino modalità di comunicazione trasparenti sul percorso scolastico, anche via registro elettronico (art. 1, comma 5, D.Lgs. 62/2017 e art. 3, comma 4, O.M. 3/2025).

L'autovalutazione non è un modulo da compilare alla fine: prima della consegna lo studente dichiara, indicatore per indicatore, dove pensa di essere, e tu confronti le due valutazioni. La distanza tra le due è l'informazione più utile dell'intero ciclo — dice chi sopravvaluta il proprio lavoro e chi lo sottovaluta, e sono due problemi con due interventi diversi.

Sul feedback, la regola che regge è la stessa dei descrittori: parla del lavoro, non della persona, e indica un'azione. «Il risultato è corretto ma non hai verificato l'unità di misura: controlla le grandezze prima di concludere» è formativo. «Sei distratto» non lo è, e non è nemmeno un'informazione sulla quale lo studente possa agire.

Un limite da tenere presente: il feedback scritto su trenta verifiche richiede tempo. La soluzione praticabile non è scrivere trenta commenti lunghi, ma un commento breve riferito a un indicatore della griglia — che è il motivo per cui conviene costruire prima la griglia e poi il commento.

La griglia e l'AI: cosa delegare e cosa no

L'AI generativa può essere utile in due punti, da verificare caso per caso; non va invece delegata la valutazione della singola prestazione.

Utile per scrivere e riscrivere i descrittori. «Trasforma questo indicatore in quattro descrittori, dal livello iniziale all'avanzato, con verbi osservabili» è un compito in cui un assistente linguistico è forte, e il risultato lo rileggi tu. Lo stesso vale per generare varianti di un compito mantenendo fissi gli indicatori: un vantaggio concreto se insegni su classi parallele.

Da non delegare: il giudizio sulla singola prestazione. Il giudizio su uno studente è un atto professionale, che l'articolo 1, comma 2, del D.Lgs. 62/2017 assegna ai docenti. Un modello linguistico non conosce il percorso e non risponde di quello che scrive.

Due cautele. Non caricare su servizi esterni dati personali degli studenti: il titolare del trattamento è la scuola, non il singolo docente, e l'uso va verificato con il responsabile della protezione dei dati prima di diventare prassi. Se lo strumento viene usato dagli studenti, l'età del consenso digitale in Italia è 14 anni (art. 2-quinquies del D.Lgs. 196/2003): è la soglia di età per il consenso ai servizi della società dell'informazione, non un'autorizzazione generale all'uso, e non sostituisce la valutazione della scuola, titolare del trattamento, né quella del responsabile della protezione dei dati. Le condizioni d'uso del servizio possono essere più restrittive della legge.

Se ti interessa la parte operativa dell'uso dell'AI a scuola, ho scritto guide separate su strumenti specifici: come creare presentazioni con l'AI e come costruire mappe concettuali con l'AI.

Domande frequenti

Che differenza c'è tra valutazione formativa e sommativa? La valutazione formativa avviene durante il percorso e serve a orientare l'apprendimento; quella sommativa avviene alla fine di un percorso e documenta il livello raggiunto. Non sono due strumenti diversi: la stessa prova può svolgere entrambe le funzioni, a seconda di come viene restituita.

La griglia di valutazione è obbligatoria? No: il D.Lgs. 62/2017 non nomina mai griglie né rubriche. La norma richiede che i criteri e le modalità di valutazione siano definiti dal collegio dei docenti e inseriti nel PTOF (art. 1, comma 2). La griglia è lo strumento con cui quei criteri diventano applicabili in classe.

La valutazione in itinere può avere la forma che voglio? Sì, con due condizioni. L'articolo 3, comma 5, dell'ordinanza 3/2025 dice che la valutazione in itinere «resta espressa nelle forme che il docente ritiene opportune»; quelle forme devono restituire allo studente, in modo pienamente comprensibile, il livello di padronanza dei contenuti verificati e devono essere coerenti con i criteri definiti dal collegio e inseriti nel PTOF.

Nella scuola primaria si danno ancora i voti in decimi? No. Dalla valutazione dell'anno scolastico 2024/2025 la valutazione periodica e finale degli apprendimenti nella scuola primaria è espressa con giudizi sintetici: ottimo, distinto, buono, discreto, sufficiente, non sufficiente. I voti in decimi restano nella scuola secondaria di primo grado, per gli apprendimenti e per il comportamento.

Quanti indicatori deve avere una griglia di valutazione? Non c'è un numero prescritto dalla norma; la scelta pratica sta tra tre e cinque. Sotto i tre la griglia assomiglia a un voto mascherato, sopra i cinque è difficile da applicare con costanza su classi numerose — e la costanza è ciò che rende la valutazione comparabile.

Come si valuta un compito di realtà? Separando il processo dal prodotto. Serve una griglia con dimensioni distinte per autonomia, uso delle risorse, collaborazione, qualità del prodotto e restituzione finale: una griglia che valuta solo il prodotto non dice nulla sulle competenze che il compito di realtà deve far emergere.

La valutazione formativa va comunicata alle famiglie? Sì, in forma trasparente e tempestiva. L'articolo 1, comma 5, del D.Lgs. 62/2017 prevede che le istituzioni scolastiche adottino modalità di comunicazione efficaci e trasparenti sul percorso scolastico, e l'articolo 3, comma 4, dell'ordinanza 3/2025 richiama l'interrelazione con le famiglie anche attraverso il registro elettronico, curando le interlocuzioni tra insegnanti e famiglie.

Cosa cambia con la legge 150/2024 per la valutazione del comportamento? Nella scuola secondaria di primo grado il comportamento è valutato con un voto in decimi riferito all'intero anno scolastico (art. 5, comma 2, O.M. 3/2025) e un voto inferiore a sei decimi in sede di scrutinio finale comporta la non ammissione alla classe successiva. Nella primaria resta un giudizio sintetico nel documento di valutazione.

Per gli alunni con disabilità e con disturbi specifici di apprendimento la valutazione segue i documenti previsti dalla normativa: obiettivi del PEI nel primo caso, PDP nel secondo. Ne ho scritto in dettaglio nella guida su inclusione scolastica e normativa italiana, e il tema della valutazione dell'educazione civica è trattato nella guida su educazione civica e programmazione delle ore.

Nota di trasparenza: Questo articolo rappresenta un'opera dell'ingegno dell'autore, pubblicata nell'esercizio di attività di divulgazione tecnico-scientifica e tutelata ai sensi della Legge 22 aprile 1941, n. 633 sul diritto d'autore. Il blog non è monetizzato: non contiene link di affiliazione, banner pubblicitari né collaborazioni commerciali.

Admeto Verde — Ingegnere Industriale esperto in tecnologie e processi industriali, docente di ruolo in discipline tecniche, autore di guide pratiche su tecnologia e intelligenza artificiale per la scuola e le PMI italiane su NextGenTool.it.

Admeto Verde

Ingegnere industriale · docente di ruolo in discipline tecniche

Ingegnere ed esperto di automazione, tecnologie e processi industriali per PMI italiane. Analizzo e testo sul campo i migliori tool tecnologici per ottimizzare i processi aziendali.