Pensiero computazionale a scuola: cosa prevede la normativa, come si progetta un percorso e quali strumenti usare

La parola pensiero computazionale viene dalla legge, non dal decreto del 2025: cosa prevedono le fonti, chi insegna informatica, come si progetta un percorso e quali materiali il Ministero mette a disposizione delle scuole.

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Tre alunni con una docente usano tablet e cartoncini colorati per ordinare una sequenza di passi in aula.
La docente indica con la mano uno dei cartoncini gialli allineati sul tavolo, davanti agli alunni seduti; il tablet resta aperto con lo schermo fuori fuoco.

Nel primo dipartimento di ottobre la domanda è arrivata come sempre, ma per la prima volta ha una scadenza: l'informatica dove la mettiamo? Da quest'anno scolastico le nuove Indicazioni nazionali sono in applicazione a partire dalle classi prime, e la parola che tutti usano per descrivere quella novità — pensiero computazionale — non è la parola che il decreto ha scritto. Vale la pena partire da lì, perché la differenza tra le due espressioni decide che cosa si programma, chi lo insegna e come si valuta.

Che cosa si intende per pensiero computazionale

L'espressione è stata introdotta nel 2006 dalla scienziata informatica Jeannette Wing, e il sito del progetto "Programma il Futuro", che il Ministero realizza con il CINI, la riprende così: è «l'insieme dei processi mentali usati per modellare una situazione e specificare i modi mediante i quali un agente elaboratore di informazioni può operare in modo effettivo all'interno della situazione stessa per raggiungere uno o più obiettivi forniti dall'esterno».

La stessa pagina aggiunge una precisazione che nella pratica didattica si perde spesso: il pensiero computazionale non riguarda la semplice risoluzione di problemi, ma il far risolvere i problemi a un esecutore. È questa la differenza concettuale che rende l'informatica una disciplina distinta dalla matematica.

Da quella definizione derivano quattro metodi di lavoro, elencati sempre nella pagina del progetto: analizzare e organizzare i dati del problema secondo criteri logici, rappresentarli con astrazioni opportune, formulare il problema in un formato che un esecutore possa usare, automatizzare la soluzione definendo una sequenza di passi descritta con precisione.

Tradotto in aula, il criterio diventa questo: la classe lavora sul pensiero computazionale quando scrive la procedura in modo che qualcun altro — un compagno, un robot, un programma — possa eseguirla senza dover capire. Risolvere insieme un problema di matematica non basta a garantirlo.

Pensiero computazionale e coding: perché non sono la stessa cosa

Il coding è l'attività; il pensiero computazionale è il processo che quell'attività allena. Confonderli porta a due errori speculari: comprare un prodotto e chiamarlo progetto, oppure rinunciare al progetto perché il laboratorio di informatica è occupato.

Il Piano nazionale per la scuola digitale è esplicito su questo punto e allarga il campo: parla di «piattaforme e linguaggi diversi, con o senza il computer, adatti a tutti gli ordini e gradi d'istruzione», e mette sullo stesso piano la robotica educativa, i percorsi unplugged, l'incrocio tra programmazione a blocchi e schede, la programmazione di droni o stampanti 3D.

La conseguenza pratica è che il percorso non dipende dall'attrezzatura. Un'attività unplugged — istruzioni date a un compagno che le esegue alla lettera, algoritmi costruiti con le carte, sequenze di comandi su griglia — lavora sugli stessi concetti e non richiede nessun dispositivo acceso.

Il coding serve a un motivo più preciso: è il modo più diretto per far vedere a un alunno che la propria procedura funziona o non funziona, senza che sia l'insegnante a decretarlo. Il tempo va speso lì, non nella scelta dello strumento.

Cosa prevede la legge 107/2015

Il pensiero computazionale entra nella legislazione scolastica italiana con la legge 13 luglio 2015, n. 107, che all'articolo 1, comma 7, indica tra gli obiettivi formativi prioritari delle istituzioni scolastiche lo «sviluppo delle competenze digitali degli studenti, con particolare riguardo al pensiero computazionale, all'utilizzo critico e consapevole dei social network e dei media nonché alla produzione e ai legami con il mondo del lavoro» (lettera h).

Lo stesso articolo, al comma 56, incarica il Ministero di adottare il Piano nazionale per la scuola digitale, «al fine di sviluppare e di migliorare le competenze digitali degli studenti e di rendere la tecnologia digitale uno strumento didattico di costruzione delle competenze in generale».

Il comma 57 riguarda direttamente le scuole: a decorrere dall'anno scolastico successivo a quello di entrata in vigore della legge, le istituzioni scolastiche promuovono «all'interno dei piani triennali dell'offerta formativa» azioni coerenti con le finalità e gli strumenti di quel Piano. Il comma 58 elenca gli obiettivi che il Piano persegue, a partire dalle attività per lo sviluppo delle competenze digitali degli studenti.

La legge non istituisce una disciplina autonoma e non fissa un monte ore: il riferimento al pensiero computazionale sta tra gli obiettivi formativi che la scuola sceglie e programma, non in un orario separato.

Il Piano nazionale per la scuola digitale e l'azione dedicata

È nel Piano nazionale per la scuola digitale che il pensiero computazionale diventa una voce operativa. L'azione numero 17 si intitola, con parole sue, «Portare il pensiero computazionale a tutta la scuola primaria», e nella parte dedicata alle competenze digitali il Piano ricostruisce il percorso già avviato: dall'anno scolastico 2014/15 il Ministero ha promosso "Programma il Futuro", un percorso dedicato alla scuola primaria.

Il Piano non si ferma al progetto esistente: scrive che quell'iniziativa va ampliata «nel quadro più ampio rivolto allo sviluppo del pensiero computazionale», usando piattaforme e linguaggi diversi, con o senza il computer, adatti a tutti gli ordini e gradi. È il passaggio da cui discende l'elenco di strumenti che abbiamo citato sopra.

Nello stesso documento il pensiero computazionale è collocato dentro la definizione di competenza digitale: la tecnologia è anche «nuova alfabetizzazione, di base attraverso il pensiero computazionale». La formula lega il tema alle competenze digitali senza ridurlo alla manualità sui dispositivi.

Il Piano è un documento programmatico, non una norma: serve a capire da dove vengono gli strumenti e il lessico, mentre gli obblighi per le scuole stanno nella legge e nelle Indicazioni.

Le Indicazioni nazionali 2025: l'informatica entra nel curricolo

Il testo che cambia il lavoro quotidiano è il decreto ministeriale 9 dicembre 2025, n. 221, «Regolamento recante indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione». L'articolo 2, comma 2, stabilisce che a decorrere dall'anno scolastico 2026/2027 le scuole adottano le nuove Indicazioni a partire dalle classi prime della primaria e della secondaria di primo grado, e il comma 1 precisa che sostituiscono quelle allegate al D.M. 16 novembre 2012, n. 254.

Nella parte dedicata alla matematica della scuola primaria compare un elemento nuovo: gli obiettivi "Per Informatica". Il primo chiede di «scrivere brevi programmi con un elementare linguaggio di programmazione didattica con istruzioni di reazione ad eventi, e selezione (con condizione elementare) e ripetizione», e tra le conoscenze elenca la rappresentazione dei dati, il concetto di algoritmo e la sua esecuzione rigorosa, le strutture di controllo fondamentali e il controllo di correttezza dei programmi.

Anche il curricolo di tecnologia contiene obiettivi "Per Informatica": riconoscere la presenza delle tecnologie informatiche nella vita comune, comprendere l'importanza di usarle rispettando gli altri e proteggendo i dati personali, saper identificare le figure adulte di riferimento in caso di situazioni problematiche. Il documento motiva la scelta parlando di «introduzione dell'informatica fin dalla scuola primaria», e richiama la raccomandazione del Consiglio dell'Unione europea del 23 novembre 2023.

Un dato da tenere presente quando si scrivono i documenti della scuola: nel testo del decreto che ho letto — 185 pagine, 484.197 caratteri — la locuzione «pensiero computazionale» non compare. Il documento parla di informatica, di algoritmo, di programmazione informatica e di programmi. La coppia di parole che usiamo in collegio viene dalla legge 107/2015 e dal Piano, non dal regolamento del 2025.

Fonte Che cosa prevede (sintesi)
Legge 107/2015, art. 1, comma 7, lett. h) Il pensiero computazionale tra gli obiettivi formativi prioritari della scuola
Legge 107/2015, commi 56-58 Il Piano nazionale per la scuola digitale e le azioni da promuovere nei piani triennali dell'offerta formativa
Piano nazionale per la scuola digitale (D.M. 27 ottobre 2015, n. 851), azione 17 Portare il pensiero computazionale a tutta la scuola primaria, con linguaggi diversi e anche senza computer
D.M. 221/2025, art. 2, comma 2 Adozione delle nuove Indicazioni dall'anno scolastico 2026/2027, a partire dalle classi prime
D.M. 221/2025, obiettivi "Per Informatica" Algoritmo, programmazione, strutture di controllo nella matematica; uso responsabile e protezione dei dati nella tecnologia

Chi insegna informatica: il nodo delle due cattedre

Nella scuola secondaria di primo grado le Indicazioni sciolgono la questione con una frase che conviene leggere per intero: «il docente di matematica collabora con il docente di tecnologia - a cui viene prevalentemente affidato l'insegnamento dell'informatica - per supportare gli alunni nell'acquisizione di una crescente autonomia».

Il testo assegna l'insegnamento in via prevalente alla tecnologia e costruisce la collaborazione con la matematica come parte del curricolo, non come cortesia tra colleghi. Per chi progetta significa che gli obiettivi "Per Informatica" non possono vivere solo nell'ora di tecnologia.

Alla primaria la questione si pone in modo diverso, perché l'insegnante è di norma lo stesso per più discipline. Il rischio, lì, è opposto: trattare l'informatica come un'attività aggiuntiva da fare quando avanza tempo, invece che come un nucleo del curricolo di matematica e di tecnologia con obiettivi propri al termine della classe quinta.

Come si progetta un percorso e quante ore servono

La progettazione parte dagli obiettivi del decreto, non dagli strumenti. Si sceglie il nucleo su cui lavorare nell'anno — per esempio il concetto di algoritmo e la sua esecuzione rigorosa — e si verifica quali conoscenze e abilità il documento associa a quel nucleo per il grado di scuola in cui si insegna.

Da lì si scende all'attività, con una regola: ogni attività deve rendere visibile una procedura. Se il risultato si può ottenere senza descrivere i passi, l'attività allena altro — la manualità, la collaborazione, la creatività — e non il pensiero computazionale.

Sul monte ore conviene essere chiari: né la legge 107/2015 né le Indicazioni fissano un numero di ore di informatica per la primaria. Il decreto indica gli obiettivi di apprendimento al termine della classe quinta, e la programmazione è la sede in cui la scuola decide dove e quando perseguirli, dentro matematica e tecnologia.

Il lavoro si lega qui agli altri documenti della scuola: la collocazione degli obiettivi nel curricolo verticale e nei piani triennali dell'offerta formativa è la stessa operazione che si fa per le altre competenze, non un progetto a sé da allegare a fine anno (ne ho scritto in competenze chiave europee e curricolo verticale).

Un percorso per la scuola primaria, in cinque passi

Primo passo: si lavora senza computer. Sequenze di istruzioni date a un compagno che le esegue alla lettera, percorsi su griglia, algoritmi in linguaggio naturale. Il concetto da far emergere è che un esecutore non interpreta: esegue, e se la procedura è ambigua l'errore è di chi l'ha scritta.

Secondo passo: si prova a rappresentare la stessa procedura in modo più preciso, con simboli concordati dalla classe. È qui che entra il concetto di variabile e di dato, in forma elementare, e che la classe comincia a distinguere il problema dalla sua soluzione.

Terzo passo: si passa alla programmazione a blocchi, con i percorsi "Per Informatica" delle Indicazioni come riferimento per le strutture da usare — reazione a eventi, selezione con condizione elementare, ripetizione. Il passaggio al computer arriva quando i concetti ci sono, non prima.

Quarto passo: si introduce la correzione. Un programma che non fa quello che ci si aspettava è il materiale didattico migliore che esista, perché l'errore è verificabile da chiunque, non stabilito dall'insegnante.

Quinto passo: si collega l'informatica a un'altra disciplina. La procedura costruita per risolvere un problema di matematica, organizzare i dati di una ricerca, descrivere le fasi di un'esperienza scientifica: il pensiero computazionale si consolida quando attraversa il curricolo invece di restare confinato.

Un percorso per la secondaria di primo grado, in cinque passi

Qui il punto di partenza sono gli obiettivi "Per Informatica" già citati: esaminare un algoritmo o un programma per capirne il comportamento, identificarne i difetti e correggerli, scrivere semplici programmi con strutture di controllo e condizioni utilizzando variabili, valutarne l'esito seguendone l'esecuzione.

Il primo passo consiste nel far leggere codice prima di scriverne: dato un programma breve, la classe ne descrive a parole il comportamento e lo verifica eseguendolo. Serve a smontare l'idea che programmare significhi indovinare.

Il secondo passo è il debug guidato. Si consegna un programma che si comporta in modo inatteso e si chiede di formulare un'ipotesi sull'origine dell'errore, di provarla e di correggere. La sequenza è importante: prima l'ipotesi, poi la modifica.

Il terzo passo introduce le variabili e le strutture di controllo come strumenti per generalizzare una soluzione già scritta per un caso singolo, e il quarto porta all'organizzazione in componenti, con funzioni e procedure: è l'anticipo dei moduli che le Indicazioni prevedono per il grado successivo.

Il quinto passo è costruire qualcosa che serva a qualcun altro — un simulatore, un quiz, una procedura per un problema reale della scuola: la correttezza diventa parte del prodotto, non un esercizio separato.

Gli strumenti: che cosa offre Programma il Futuro

Il progetto che il Ministero realizza con il CINI, tramite il Laboratorio "Informatica e Scuola", mette a disposizione delle scuole materiali pronti all'uso. La circolare con cui il Ministero lo rinnova per l'anno scolastico 2026/2027 (prot. n. 169099 del 29 settembre 2026) ne descrive il contenuto, e le attività sono tutte corredate da video didattici e piani di lezione.

L'attività di base si chiama "L'Ora dell'InformaticA" — fino allo scorso anno era "L'Ora del Codice" — e comprende 25 percorsi di avviamento della durata di un'ora ciascuno, compresa l'intelligenza artificiale, di cui 8 indirizzati specificamente alla scuola secondaria di primo grado e 4 a quella di secondo grado.

Ai percorsi di base si aggiungono due livelli: un'attività avanzata, con percorsi più approfonditi diversificati per età ("Alla scoperta dell'informatica" per il primo grado, "Princìpi di informatica: programmazione e dati" per il secondo), e i percorsi complementari — sette lezioni per la primaria e sette per la secondaria sulla cittadinanza digitale consapevole, più cinque lezioni sul funzionamento del computer. C'è anche una sezione sulla protezione dei dati realizzata con il Garante per la protezione dei dati personali.

Per le scuole che aderiscono il progetto mette a disposizione un attestato personalizzato per ogni alunno al termine del percorso, webinar informativi con attestato di partecipazione tramite la piattaforma SOFIA, un concorso annuale e un evento celebrativo di fine anno. L'adesione non è un'iniziativa del singolo docente: la circolare chiede le delibere degli organi collegiali e la registrazione sul sito da parte di un docente referente.

Una nota che riguarda ogni piattaforma usata con gli studenti, non solo questa: quando il servizio richiede un account, la scelta non è del singolo insegnante. Nel trattamento dei dati degli alunni il titolare è la scuola, e la verifica sui termini del fornitore e sull'età minima prevista dal servizio va fatta sul singolo caso, prima di decidere se far registrare gli alunni.

L'Ora del Codice e l'Ora dell'InformaticA: le date utili

Il nome è cambiato, la sostanza no, e le due espressioni convivono: nelle scuole "L'Ora del Codice" resta il modo in cui molti docenti chiamano l'attività di un'ora con cui si comincia, mentre il progetto del Ministero la intitola oggi "L'Ora dell'InformaticA".

Per chi deve collocare le attività nell'anno, la circolare per il 2026/2027 indica due finestre che valgono come occasione per avviare il percorso. La prima è la EU Code Week, dal 10 al 25 ottobre 2026: la settimana europea della programmazione, che quest'anno è già in corso.

La seconda è la Settimana internazionale di educazione all'informatica, che coincide con la settimana dell'Ora dell'InformaticA, dal 7 al 13 dicembre 2026. È la settimana che la circolare indica per l'attività di avviamento di un'ora.

Nessuna delle due finestre è un obbligo: le attività si calendarizzano nell'autonomia didattica e organizzativa della scuola, e servono a dare una data a ciò che si è deciso di fare.

Come si valuta il pensiero computazionale

Le Indicazioni offrono un appoggio concreto, perché elencano comportamenti osservabili: il controllo di correttezza dei programmi nella matematica, la comprensione delle regole per un utilizzo sicuro e responsabile nella tecnologia, la capacità di esaminare un algoritmo per correggerne i difetti alla secondaria.

Su quei comportamenti si costruiscono gli strumenti che si usano già per le altre competenze: l'osservazione sistematica durante le attività, la richiesta di spiegare a parole il funzionamento di una procedura scritta da altri, la correzione guidata di un programma.

Più difficile è valutare il processo: un prodotto corretto non dimostra che l'alunno abbia progettato la soluzione. La via praticabile è chiedere la descrizione dei passi prima dell'esecuzione e valutarla insieme al risultato.

Il resto è strumentario consueto: descrittori e rubriche costruiti sugli obiettivi del decreto. Le regole per costruirli — e per non trasformarli in una griglia di voti — sono quelle della valutazione formativa (griglie di valutazione e valutazione formativa).

Domande frequenti

Che differenza c'è tra pensiero computazionale e coding?

Il coding è l'attività di scrittura di programmi; il pensiero computazionale è l'insieme dei processi mentali che quella attività allena. Nella definizione del progetto "Programma il Futuro" non conta la risoluzione del problema ma il far risolvere il problema a un esecutore, e questo si può allenare anche senza computer.

Il pensiero computazionale si può sviluppare senza computer?

Sì, ed è previsto. Il Piano nazionale per la scuola digitale indica piattaforme e linguaggi diversi, «con o senza il computer», e cita esplicitamente i percorsi unplugged, la robotica educativa e la programmazione a blocchi. Un percorso unplugged lavora sugli stessi concetti e non richiede dispositivi accesi.

Chi insegna informatica nella scuola secondaria di primo grado?

Le Indicazioni nazionali 2025 affidano l'insegnamento dell'informatica prevalentemente al docente di tecnologia e prevedono la collaborazione con il docente di matematica. Gli obiettivi non stanno in una cattedra sola: il nucleo di informatica della matematica riguarda entrambe le discipline.

Quante ore di informatica sono previste nella scuola primaria?

Nessun monte ore specifico: la legge 107/2015 non ne fissa uno e le Indicazioni nazionali indicano obiettivi di apprendimento al termine della classe quinta, dentro matematica e tecnologia. La scuola decide dove e quando perseguirli nella propria programmazione.

Cosa deve fare una scuola per aderire a "Programma il Futuro"?

La circolare per l'anno scolastico 2026/2027 chiede di acquisire le delibere dei competenti organi collegiali e di effettuare la registrazione sul sito del progetto: può farla un docente referente, e successivamente anche i docenti dei consigli di classe che partecipano.

Da quando si applicano le nuove Indicazioni nazionali?

Dall'anno scolastico 2026/2027, a partire dalle classi prime della scuola primaria e della secondaria di primo grado: lo stabilisce l'articolo 2, comma 2, del D.M. 9 dicembre 2025, n. 221, che sostituisce le Indicazioni allegate al D.M. 254/2012.

Come si valuta il pensiero computazionale?

Sui comportamenti osservabili indicati dalle Indicazioni — controllo di correttezza, correzione degli errori, uso responsabile delle tecnologie — e sulla descrizione dei passi chiesta prima dell'esecuzione. Per il resto si usano descrittori e rubriche come per le altre competenze (le competenze digitali a scuola e il quadro DigComp).

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Admeto Verde — Ingegnere Industriale esperto in tecnologie e processi industriali, docente di ruolo in discipline tecniche, autore di guide pratiche su tecnologia e intelligenza artificiale per la scuola e le PMI italiane su NextGenTool.it.

Admeto Verde

Ingegnere industriale · docente di ruolo in discipline tecniche

Ingegnere ed esperto di automazione, tecnologie e processi industriali per PMI italiane. Analizzo e testo sul campo i migliori tool tecnologici per ottimizzare i processi aziendali.